lunedì 6 novembre 2017

La notifica

Pungono i primi spilli di freddo
sibila il vento del nord
in questo tempo monotono
m'allieta la notifica del tuo messaggio
i passi diverranno giorno
vestito dalle tue parole
varcherò la soglia dell'altrove
cercandoti tra le foglie delle ore

giovedì 26 ottobre 2017

Poesie nel laboratorio

Ho visto nei vostri occhi
la metamorfosi della vita
in quel cammino impervio
di risalita verso braccia amate
che attendono dietro le finestre
il transito delle stagioni

Ho sentito nella vostra voce
l’assenza della libertà
in quel solco del tempo
dove s’accumula la polvere
e i ricordi cercano una rinascita
in una nuova esistenza.

Ho avvertito emozioni
come onde del mare
che descrivono miraggi sulla spiaggia
così le poesie nel laboratorio
prendono geometrie fluide
che fissano nel cuore volti, nomi
e storie celate (dietro accenni) di sorrisi.

Il tempo è passato...
passano i fogli di mano in mano
e sulle foglie si scrivono metafore
negli appunti di un sabato
prigioniero di pagine ascoltate

lunedì 9 ottobre 2017

Forza e fede

Una poesia scritta dal poeta Ernesto Escobar, sulla lotta del popolo in Venezuela.

Forza e fede

forse servono più di prima,
e sono entrambi necessari,
essenziali,
per emergere dall'abisso,
della oscura profondità.

libertà
che grida nelle strade,
che brucia nelle vene,
nelle carceri
dei suoi prigionieri politici,
negli occhi
stanchi,
pieni di lacrime,
di coloro che sognano
un paese diverso.

alziamo lo sguardo
per quelli mortificati,
quelli che muoiono ogni giorno
e coloro che combattono senza paura
per le strade assolate
sotto una pioggia di piombo,
la polvere maledetta,
del fuoco assassino
vomitato dalla dittatura,
dai suoi servitori verdi.

Brillano le rose di sangue
sulla pelle nuda
e nel cuore grande
della gioventù eroica
offerte per la democrazia
e per la sepoltura del regime,
perché nessuna goccia versata
possa essere dimenticata
e nessuna vita stroncata
che non sia vendicata.

la libertà rinascerà
quando i militari scapperanno
quando queste strade grideranno,
quando il tiranno fuggirà
o lo faranno tacere,
poiché la democrazia
non può perdere.

Forza, forza e fede
per chi sopporta le bombe
e soffre nei sotterranei,
forza per combattere,
per non smettere di credere,
forza, forza e fede.

Forza, forza,
forza e fede,
per le madri che piangono,
per una nazione che soffre
quando uno dei sui figli
parte per non tornare.

forza,
quanto ne abbiamo bisogno,
fede,
una bandiera di lotta,
una patria rubata
che batte ancora nel cuore,
nonostante le pallottole,
i gas che soffocano
e le vili torture.

Questa è l’alba,
il punto più buio
di questa nostra notte,
presto
avanzerà il sole pulito
il sole della libertà,
e la dittatura cadrà,
come cadono i massi,
dopo tanta malvagità.

© Francesco Casuscelli
Dairago, 8 ottobre 2017

versione originale pubblicata anche su 
http://ernestoescobar.com.ve/fuerza-fe-poema-venezuela/


Fuerza y fe

quizá más lo primero,
pero ambas necesarias,
imprescindibles,
para salir del abismo,
de sus hondas tinieblas.

Libertad
la que gritan las calles,
la que arde en las venas,
en las cárceles
de los presos de conciencia,
en los ojos
cansados,
lagrimosos,
de los que sueñan
con un país diferente.

Levantamos la mirada
por los cabizbajos,
los que mueren cada día
y los que luchan sin miedo
en las calles soleadas
o bajo la lluvia de plomo,
de pólvora maldita,
de fuego asesino
vomitado por la dictadura,
por sus verdes esbirros.

Brillan rosas de sangre
en la piel desnuda
y en los corazones grandes
de la juventud heroica,
ofrendas a la democracia
y sepultura para el régimen,
porque no habrá gota
que quede olvidada
ni vida truncada
que no se vengue.

Renacerá la libertad
cuando los esbirros callen,
cuando estas calles griten,
cuando el tirano huya
o lo hagan enmudecer,
y vuelva la democracia
que no se debió perder.

Fuerza, fuerza y fe
para el que soporta las bombas
y el que sufre en las mazmorras,
fuerza para el que lucha,
para que no deje de creer,
fuerza, fuerza y fe.

Fuerza, fuerza,
fuerza y fe,
para las madres que lloran,
para una nación que sufre
cuando uno de sus hijos
parte para no volver.

Fuerza,
cuánto la necesitamos,
fe,
una bandera de lucha,
una patria robada
que aún late en el corazón,
a pesar de las balas,
de los gases que asfixian
y de las viles torturas.

Esta es ya la madrugada,
el punto más oscuro
de esta noche nuestra,
dentro de poco
avanzará el limpio sol,
el sol de la libertad,
y la dictadura caerá,
como caen las rocas,
después de tanta maldad.

© Ernesto Escobar


venerdì 29 settembre 2017

Marie Holweck

poesia di Jean Dornac 
Il tuo nome era Marie
Un angelo perso, gettato senza riguardo
Nel fuoco della storia
immerso nel cuore d’una regione contesa
Tra due nazioni rivali…

Avrei voluto tanto onorarti
Ma io non sono che un poeta
Ho soltanto i miei umili versi
Per cantare il romanzo della tua vita
Allora, poiché il cielo
Mi ha offerto generosamente questo dono
È solo in tuo onore,
Marie
Che scrivo questo poema

Donna del popolo, povera e amorevole
Sarta per la comodità delle signore
Semplice come l’acqua fresca
Tu mi hai rivelato l’amore
E la grandezza suprema degli umili

I pedanti e l’arroganza degli ignoranti
Ti giudicavano, dimenticando la tua storia
E i drammi che hanno segnato le tue aurore
È facile deridere e calunniare
Se nessuna ruga viene a sgualcire i nostri giorni

Quanti, sarebbero stati
Coloro che avrebbero sopportato
Le croci che tu hai dovuto portare?
Nessuno avrebbe accettato
Di versare le lacrime
Amare e salate che la storia
ha imposto con gioielli crudeli
È stato il tuo splendore saperli indossare

Cuore tenero e anima generosa
Madre coraggiosa e gentile
Tremante, hai dovuto
Lasciar partire i tuoi quattro figli
Portati via dal furore
Dei soldati grigio verdi

Arruolati di forza, due sono stati poi falciati
Dalla collera di mitragliatrici
Da soldati sconosciuti
Tutti criminali innocenti
Comandati da un gruppo di fanatici
Non ti sei ripresa mai più…

Quando mi tenevi sulle tue ginocchia
Mi raccontavi l’inenarrabile
La testa posata sul tuo grembo
Con occhi grandi e attoniti
Guardavo scendere le lacrime
Ma non ho mai visto l’odio
Deformare i tuoi occhi
Niente, solo l’abisso
Di una perdita incolmabile

I capelli riavvolti a chignon
Ammiravo la tua arte di pettinarti
Opera assai minuziosa
Che le tue agili dita
Creavano ogni mattina presto

Tu hai guidato i giorni e gli anni
Della mia infanzia più tenera
Tu mi hai fatto diventare quello che sono
La tua vita è stata la mia felicità
E la più sensibile delle poesie!

Appena adolescente
Un giorno all’inizio di giugno
Ho saputo improvvisamente
del tuo passaggio verso l’incognito
Non ci saremmo più visti

La mia infanzia è finita
Con la tua partenza prematura
Per viaggiare tra le stelle
E nella notte, anche dopo decenni
Ti vedo ancora
Percorrere le costellazioni
Con i tuoi capelli lunghi e sciolti
Bella come un angelo
Un cuore offerto all’amore
Totale e per sempre

Oh Marie, meravigliosa nonna mia...

©Francesco Casuscelli
Dairago, settembre 2017


Marie était ton nom
Ange égaré, jeté sans égards
Dans le feu de l’histoire
Plongée au cœur d’une région déchirée
Entre deux Nations rivales…

J’aurais tant voulu t’honorer
Mais je ne suis qu’un poète
Je n’ai que mes mots
Pour chanter la romance de tes jours
Alors, puisque le ciel
A bien voulu m’offrir ce don
C’est pour ton nom
Que j’écris ce poème
Marie.

Femme du peuple, pauvre et aimante
Couturière pour le confort des Dames
Simple comme l’eau fraîche
Tu m’as révélé l’amour
Et la suprême grandeur des humbles

Les pédants et la morgue des ignorants
Te méprisaient, oubliant ton histoire
Et les drames qui ont saigné tes aurores
Il est aisé de rire et de médire
Si nulle ride ne vient plisser nos jours…

Combien, pourtant, étaient-ils
Ceux qui eussent supporté
Les croix que tu as dû porter ?
Aucun n’aurait accepté
De verser les larmes
De sel et d’acide que l’histoire
T’a imposées en cruel joyaux
Ce fut ta splendeur de l’avoir porté…

Cœur si tendre et âme ouverte
Mère courage et caressante
En tremblant, tu as dû
Laisser partir tes quatre fils
Emportés par la fureur
Des soldats vert-de-gris

Enrôlés de force, deux ont été fauchés
Par la fureur et la mitraille
De soldats qu’ils ne connaissaient pas
Tous innocents du crime
Ordonné par une poignée de déments
Jamais tu ne t’en es remise…

Mais, lorsque sur tes genoux
Tu me racontais l’indicible
Tête posée sur ta poitrine
Yeux grands ouverts
Regardant couler tes larmes
Jamais je n’ai vu la haine
Déformer tes yeux
Rien que l’abîme d’une
Perte irréparable…

Natte enroulée en chignon
J’admirais ton art de te coiffer
Œuvre si minutieuse
Que tes doigts agiles
Créait chaque petit matin

Tu as guidé les jours et les ans
De ma plus tendre enfance
Tu as fait de moi ce que je suis
Ta vie était mon bonheur
Et le plus sensible des poèmes !

A peine adolescent
Un jour de début juin
J’appris brutalement
Ton départ pour l’inconnu
A jamais…

Mon enfance a péri
Avec ton précoce
Voyage dans les étoiles
Et la nuit, après tant de décennies
Je te vois encore
Parcourir les constellations
Tes longs cheveux dénoués
Belle comme un séraphin
Cœur offert à l’amour
A tout jamais

Ô Marie, ma merveilleuse grand-mère…

©Jean Dornac
Paris, novembre 2010

giovedì 31 agosto 2017

Il suono delle onde


Immerso nel mare guardo il cielo
riposo sull’acqua limpida e calma
un naufrago in armonia col moto perpetuo
negli occhi il sole negli orecchi
il suono delle onde profonde
la purezza selvaggia mi culla
mi unisce alla vita e alla Natura
tutto il superfluo fluisce fuori
regalando leggerezza al pensiero
colmo di luce respiro libero

domenica 27 agosto 2017

Partire


Partire, tornare,
andare, arrivare,
viaggiare e guidare
sentire il canto delle onde
raccogliere vento
e "non mi pento pensando a te"
Non sapere qual'è la direzione del cuore
guardando le rondini
fare la spola tra il giorno
dell'Est e il giorno dell'Ovest
tra le passioni del Sud
e le ragioni del Nord
sotto il sole scivola la mano
afferrando qualcosa di bello
e "non ci penso più"

venerdì 28 luglio 2017

Il ritorno


Cosa c'è in fondo ad un viaggio
alla fine di mille chilometri
dopo sequenze di paesaggi
sentieri di ginestre e oleandri
percorrendo l’arteria
di un paese incredibile.
C’è il ritorno...
con il suo sapore agrodolce
che risveglia i sensi nel sentire
il profumo familiare dell’aria
davanti all’orizzonte dove
la terra cede il passo al cielo
e il mare è l’intermezzo musicale